Noi che si fa prima a morire che a prendere la pensione…

C’è tanti problemi.. ma qual è il vero problema? Mario Monti? La società? Il lavoro? Il disastro ecologico?  Monti non è che la punta dell’iceberg. La società è frutto si migliaia di anni di stratificazioni e tradizioni. Il lavoro è l’espressione di questa società. Qui vediamo i sintomi, ma dov’è la malattia? Guardare al rapporto con la natura ci avvicina un po’ al vero problema. Che però la natura in sé se ne sbatta dovrebbe ormai essere chiaro. La scienza già lo mostra da secoli come funziona la storia della natura. Se arriva un meteorite che stermina il 90% della vita sulla terra la natura se ne frega e riparte, magari è pure contenta del nuovo spazio per buttare giù qualche altro esperimento. Quel sistema-struttura meccanico e vitale che noi chiamiamo natura se ne frega bellamente di che cavolo si faccia noi sulla faccia della terra, né noi possiamo nuocere a Lei. Lei se ne frega che noi si viva al contrario, spendendo miliardi per la fase della vita in cui ormai il cervello è già alla frutta e non vale più una mazza, e invece, per il vero gravido periodo dello sviluppo del cervello che varrebbe miliardi di stramiliardi di kilomiliardi, noi si spende tre lire quando va bene. Poi ci si lamenta. Immaginiamo mamme in cinta che appena concepita la creatura fossero nutrite di stimoli positivi, musica e carezze, colori e sapori.. se un sistema intorno fornisse gli stimoli giusti, studiati da equipe di ricercatori pagati allo scopo… scienziati di una sensualità fisioproducente impegnati a comprendere l’oscuro meccanismo degli stimoli adatti a creare le migliori connessioni neurali dei pargoli nel ventre… perché si sa, nel neonato, anzi già nel feto, si creano le prime importanti strutture cerebrali di connessione. Per non parlare delle connessioni che si formano nei primi anni di vita di un bambino. Una quantità spettacolare. Poi pian piano il cervello sclera, diventa meno capace di creare i collegamenti. A 10 anni siamo già mosci. Una società non rovesciata investirebbe molto su quel momento del cervello, e cercherebbe di scoprire come rendere i bambini sempre più rapidi nel fare connessioni, alla fine sarebbero intelligentissimi, sereni, magari coi poteri PSI, userebbero non il 15% ma, non dico tanto, il 40% del cervello. Con i soldi e la ricerca sulla fase dello sviluppo vero del cervello si potrebbe rendere il genere umano incredibilmente capace. Invece si pagano ad altissimo prezzo le cose serie per gli adulti. Basta pensare alla formazione. Vale milioni di euro un professore universitario mentre i maestri dell’asilo possono pure essere dei deficienti, nessuno se ne frega, e nessuno ha speso dei veri soldi per potenziare quei sistemi che agiscono nel momento in cui agire è più produttivo. La nostra società spreca tutte le risorse per i periodi sbagliati del cervello. Una società rovesciata più o meno in tutto perché l’inquietudine di alcuni ha l’effetto di produrre un risentimento nei confronti di questa natura. Che la si voglia pensare pagana come realtà globale, come caos da cui nacque il tutto, o che la si voglia pensare cristianamente come madre che richiede un Padre spirituale e non creato, come la si mette la si mette, la natura c’è e l’uomo con la scienza la indaga e la capisce. Eppure tutti continuano a  trascurare l’aspetto semantico delle loro azioni, ciascuno si ostina a voler ignorare la presenza della struttura natura come un ente in comunicazione che è in grado di farsi conoscere e da cui potremmo slanciarci, se la comprendessimo, se la rispettassimo in quanto ente globale, se valorizzassimo ciò che essa propone come potenza, il seme di qualcosa di maggiore che attende noi per crescere e farsi realtà in atto. Ma noi, noi, noi si preferisce odiare. Per esempio negli ambienti scolastici i genitori dei bambini che per qualche motivo sembrano avere un cervello più elastico degli altri non sono oggetto di ammirazione e curiosità da parte degli altri genitori, no. Invidia e disprezzo, l’ho visto con gli occhi negli occhi di un babbo. Il risentimento che inquina il giudizio porta ignoranza e peggioramento. Se imparasse dall’altro padre, il suo secondo figlio non uscirebbe cerebroleso pure lui. E invece ne fa un paio peggio dei primi. Perché trascura la natura oggettiva e le sue parole. La natura gli sta dicendo: “Forse tra le cose che l’altro padre e madre hanno fatto, c’è qualcosa di migliore…” E lui se ne frega, anzi li odia quei bravi genitori.

Tutto rovesciato. Alle mamme incinta sono riservate le torture degli stress di un lavoro per una fantomatica cassa di casa che poi ci si chiude dentro per non guardare lo schifo che fa fuori in attesa che il povero figliolo riesca a vedere la luce mentre il babbo spera che un giorno prima o poi lo paghino per il lavoro. A stento lo vede il figliolo, povero babbo, che anche lui farà bene a morire piuttosto che aspettare la pensione. E poi dicono gli ecologisti che il problema è la natura. Ma la natura se ne frega di noi, come se tu ti preoccupassi di un miliardino di cellule della pelle dei piedi quando corri sulla sabbia rovente. Ne hai sterminate un miliardo e manco te ne sei accorto. E mica te ne sbatti un che. E la natura se ne dovrebbe sbattere di te che ti stai autodistruggendo? Perciò noi ci si preoccupa della pensione, noi che si fa prima a morire che a prenderla, e si trascura il piccolo particolare che siamo parte di un processo chiamato evoluzione umana. Sì, l’uomo sembra dannoso perla Terra, alcuni addirittura lo chiamano “cancro del pianeta”, ed invece è dannoso solo per noi stessi. Altro che pensione. Noi, sempre noi. Noi ci vogliamo male. Noi siamo la generazione mucca, quella che prima la si spreme per il latte e poi la squarta per mangiare.

E le formiche? Noi ci stiamo estinguendo e quelle hanno già conquistato una quantità di massa (biomassa si dovrebbe dire, per i puristi) che è maggiore della nostra. Noi avremmo un vantaggio, miliardi di neuroni a testa, ma da piccoli li trascuriamo questi cervellini che in via di sviluppo sarebbero pronti a fiorir in una pantocratia di potenze ed invece niente. Forse così sono più facili da dominare. Quelli pieni di livore li costringono nel poco. C’è un’inspiegabile esigenza di costringere il sistema naturale, di cui il nostro cervello sarebbe pure parte, in una forma che non considera la potenza della naturale forma-struttura e non l’aiuta a fiorire. Si propone una contro-forma soggettiva, imposta senza considerare la natura delle cose. Scienziati che hanno imparato a usarla benissimo questa natura meccanica che risponde ai loro giochi senza problemi, eseguendo efficiente. E noi e loro che continuiamo a usare questa natura senza considerare il segno che diamo, perchè una qualunque azione è pur sempre segno, per gli altri esseri viventi che lo leggono e lo interpretano. E che segno diamo noi? Stiamo lì, con la merda fino al collo, affoganti nella nostra stessa diarrea fulminante e cronica che ci costringe, da quando abbiamo pronunciato le prime parole, a continuamente defecarci addosso e senza riuscire a smettere. Siamo poveracci che stanno per affogare nella loro stessa merda in una vasca delle misure del pianeta terra. L’intero blocco di spazio-tempo speso a parlare, da quando la prima scimmia emise la prima parola ad oggi, è un processo in cui si contrastano due discorsi. Uno che vuole capire la natura che ci nutre e vuole svilupparsi in conseguenza di essa, ed un altro che invece si ostina a dominarla, a volerla “correggere” questa natura. I pazzi al potere che non hanno capito niente. Si fa prima a morire che a prendere la pensione. Una promessa però ci può stare: vi prometto che la natura non farà un beneamato lilli per salvarci e le formiche saranno contente quando ci saremo riusciti a estinguere, o meglio quando, estinguendo il grosso della vita sul pianeta, finiremo a mangiarci l’un l’altro. Quando saremo lì a sbranarci vi prometto che la natura se ne fotterà e le formiche ci ringrazieranno dicendoci: “Bella raga.. bella grazie.”

E poi raccogliendo grumi di massa cerebrale dai nostri cadaveri, conservandola in gocce d’ambra opportunamente estratte dagli stillanti pini radioattivi, formeranno i loro calcolatori neurali e prepareranno la loro partenza per le stelle con le navi crono-spinte. Altro che pensione, il problema è l’evoluzione ed il rapporto con l’origine.

Informazioni su Luigi Pignalosa

Nato nel sole, cresciuto nel mare, educato dal Cielo, torturato dalla terra. Mi laureo in Filosofia con il massimo dei voti (per quello che significa in Italia). Studio e sviluppo competenze nel campo della comunicazione strategica e dei media digitali. Lavoro come Strategic Communication Planner, Content writer & manager, Web project manager. Da piccolo inventavo i miei giochi perché quelli esistenti erano stati già creati. Il mio motto è "Se proprio devi fare qualcosa, fa' qualcosa che non c'è".
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