Gioco letterario – trova il link – Noi che ammiriamo i furbi e disprezziamo i saggi…

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Noi che ammiriamo i furbi e disprezziamo i saggi abbiamo finalmente capito come liberarci da ogni forma di dolore della coscienza. Ci affliggeva, questa coscienza, fin dall’alba dei tempi. Il giorno che una scimmia sentì la colpa nacque l’uomo. Poi per millenni l’uomo si è arrovellato per cercare di evitare che questa scomoda compagna, questa ombra sempre vigile, riuscisse a rovinargli l’esistenza.

Qualche pazzo propose la morale, da cui deriva in seguito a molta applicazione, la saggezza. Certamente un sistema faticoso, che in realtà non fa che acuire i dolori di chi non è seriamente deciso ad affrontarsi. Poiché la morale richiede l’autocritica feroce e, per ogni problematica, impone una fase preliminare di grande dolore derivante dal dover osservare con occhio limpido la propria miseria, la propria bassezza. E inoltre,  appena superato un proprio limite, l’uomo morale sa che arriverà presto una nuova difficoltà da affrontare, un nuovo difetto da contrastare, un nuovo dolore da sorpassare. Certo, la morale ha il grande vantaggio di rendere l’uomo infaticabile stabilmente felice al termine del suo percorso su una certa questione. Ciò che viene davvero vinto, superato, metabolizzato non si ripresenta più o, se proprio ci prova, trova ormai un muro così solido che non può più scalfire una virtù consolidata. Tuttavia la morale ha un grande difetto: non ha pietà per l’uomo pigro che non si impegna. Anzi, l’uomo pigro che spera di essere morale è destinato ad un dolore ancora più grande poiché è condannato alla visione disincantata della propria incapacità.

Per questo molti preferiscono fare i furbi. Coloro che non ambiscono a diventare saggi sanno perfettamente che non possono rimanere lì nel mezzo. Prima o poi la loro coscienza li colpirebbe con la nozione della colpa e loro sarebbero disarmati, impreparati. Non avendo perseguito un cammino di moralità interiore non avrebbero scuse e sarebbero nudi di fronte alla propria debolezza. Allora, non essendo stupidi, decidono per un’altra strategia: costruire una impalcatura mentale a difesa dell’incoscienza. Trovano argomenti ideologici per minare il discorso della coscienza. Escogitano associazioni mentali grazie a cui sperano di eludere il rigore del ragionare morale. Messi alle strette hanno pronto un bagaglio di espedienti linguistici per distrarre, deviare, svicolare. Proviamo ora a concepire il percorso storico di questo movimento. Se un individuo solo si trova in una società morale, tutta questa sua costruzione è destinata a provocare comunque il dolore dell’isolamento. Per questo, come i granelli di polvere in assenza di gravità si attraggono, nel corso della storia i furbi si sono associati. Hanno fatto i soldi, perché per l’immorale è semplice derubare il povero e accumulare denaro che non è frutto del proprio lavoro ma è un assorbire il valore del lavoro altrui. Si sono organizzati sempre meglio, hanno fatto lega. Hanno escogitato ideologie, le hanno propinate, hanno finanziato movimenti di pensiero, hanno demolito sistemi di potere. Hanno pubblicizzato la furbizia, l’hanno resa famosa, brillante, desiderabile. Tutto per sfuggire alla propria coscienza. Coloro che hanno rinunciato fin da subito all’aspro combattimento con essa si sono sviluppati, a livello storico, nella moderna elite del potere. E la cosa più triste è vedere i miserabili, i poveri cittadini comuni che inneggiano alla furbizia senza essere furbi. Oppure vedere gli ignoranti, i quali in altre epoche conservavano almeno l’ineguagliabile valore della saggezza popolare, essere oggi all’inseguimento di una furbizia che non potranno mai raggiungere, mancando di strumenti intellettuali, e si accaniscono nel disperato tentativo di “emergere” tramite strumenti raffinatissimi non adatti a loro. E si rendono ridicoli, tristemente ridicoli.

Oppure i giovani rampanti di destra e di sinistra che, ricolmi di ideologia e giustizia, propinano la loro furba minestrina di parole nella speranza di ricavare un guadagno. Ma grazie a Dio la coscienza non muore, ma tace. E attende il momento del silenzio che per i veri furbi inizia presto, per i falsi furbi che si credono furbi arriva al momento della morte.

Informazioni su Luigi Pignalosa

Nato nel sole, cresciuto nel mare, educato dal Cielo, torturato dalla terra. Mi laureo in Filosofia con il massimo dei voti (per quello che significa in Italia). Studio e sviluppo competenze nel campo della comunicazione strategica e dei media digitali. Lavoro come Strategic Communication Planner, Content writer & manager, Web project manager. Da piccolo inventavo i miei giochi perché quelli esistenti erano stati già creati. Il mio motto è "Se proprio devi fare qualcosa, fa' qualcosa che non c'è".
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