Racconto breve di Natale | Natale volante

Ely osservava la strada. Giù, al termine dei dodici piani del palatrampolino prescelto per il salto, c’era un brulichio di testoline indaffarate. Gli addobbi natalizi brillavano tra i palazzi, le vetrine inghirlandate di polistirolo attiravano viaggiatori di un tour economico. Inspirò profondamente, mosse altri due piedi e si sporse. Le ginocchia le tremarono ma trovò la forza di alzarsi. Adesso era pronta, doveva solo trovare il coraggio per darsi l’ultimo slancio. Una finestra del palazzo di fronte le offrì uno squarcio di intimità domestica. Un marito in canottiera stava urlando a sua moglie. Era rubizzo come un pomodoro. Lei smise di trafficare con le decorazioni dell’abete in plastica e si mise a discutere con lui. Sul divano un bambinetto di pochi anni piangeva nell’indifferenza. Che strano –  pensò – avrei creduto che il destino, nel momento della mia fine, mi proponesse una scena confortante, per cercare di salvare la mia vita. Ma forse sono troppo insignificante anche per un ultimo saluto.  

Fece due passettini, giunse sul bordo del muretto che delimitava il tetto incatramato e polveroso. Giù qualcuno la vide. C’erano alcuni passanti che avevano iniziato a formare un capannello, qualcuno indicava verso di lei.

Oggi è il mio giorno – si disse – oggi finalmente sarò sulla bocca di qualcuno. Buon Natale a tutti i fottuti bastardi.

Nella finestra di fronte la scena continuò. Il marito aveva preso un piatto e l’aveva scagliato per terra e adesso la moglie piangeva come il bambino. Il marito si sedette al tavolo. Per ostentare la sua furia repressa fingeva di leggere un giornale. Ma si vede – pensò Ely – che non lo sta leggendo. Sta facendo una stupida messinscena, vuole solo far vedere alla moglie quanto è arrabbiato. Le nega l’attenzione per farla sentire insignificante. Forse è simbolico. Forse sta per tutte le volte che ci fottiamo da soli.

Il suo pensiero divagò. Ebbe quasi una sorta di visione. Vide i piccoli gesti quotidiani come onde di uno stagno. Ogni gesto poteva essere fonte di gioia o tristezza. Ogni gesto era un segnale nel tempo e nello spazio. Pensò che in fondo gli altri erano per lei fonte di continuo malessere. Nessuno si preoccupava di farle provare un pizzico di felicità. Tutti sembravano intenti al profitto, al guadagno, all’interesse. Nessuno ricordava più che solo i gesti gratuiti e inaspettati potevano procurare la felicità. Ely si rattristò al pensiero che un individuo non può procurarsi da solo la felicità ma è dipendente, in questo, dagli altri.

Se nessuno ti regala qualcosa – concluse – non sarai mai felice. Eppure ci vorrebbe così poco. L’uomo della finestra aveva improvvisamente smesso di leggere. Ely credette che fosse a causa del frignare della moglie. Prese una sedia e la tirò con forza verso la donna. Non la colpì, ma la spaventò e quella uscì dalla visuale. L’uomo si girò verso il bambino. Mostruoso. Anche se era lontana, Ely colse il bagliore della violenza negli occhi di quell’uomo.

E meno male che è Natale. – pensò – Che ipocrisia, che schifo.

L’occhio corse giù lungo il palazzo e tornò sulla strada. Sugli addobbi natalizi, sui passanti, sul gruppetto ormai cospicuo di curiosi in attesa che lei si tuffasse.

Tutti si affannano per fare i regali. – si disse – Sperano di rendere qualcuno felice, ma in realtà se ne fregano. Per rendere felice qualcuno sono altri i regali veri, sono quel non stargli addosso, quel non volersi arricchire a sue spese, quel cercare di capire come sta…

Ely continuò a pensare a quanto sarebbe stata diversa la sua vita se avesse incontrato qualcuno in grado di sorprenderla. Un proprietario di casa che le riparasse gli infissi anche se spettava a lei. Un datore di lavoro che le facesse un piccolo regalo ogni tanto per premiarla, invece di tante belle parole sdolcinate. Un vicino che le rimettesse la posta in ordine quando fosse caduta invece di un vicino che gliela buttasse a terra. Un guidatore che le lasciasse attraversare la strada con un sorriso invece di un truce sguardo d’odio. Un negoziante che le offrisse un pezzetto di torta in assaggio… Piccole cose, si disse, le sarebbero bastate. Ed invece tutti preoccupati solo di accumulare. Un dono costa qualcosa, sempre. Certo, oggi tutti si sentivano ormai poveri, data la crisi. Angosciati, tristi, lamentosi.

E poi fu trafitta.

Vide se stessa. Anche lei era così, non era diversa dagli altri. Comprese. Fu come un trasvolare dalla terra al cielo. Per la prima volta in vita sua, su quel cornicione, capì il Natale e la vita. Il dono. Neppure lei aveva mai sorriso. Neppure lei aveva mai lasciato andare un suo cliente con un regalo. Neppure lei aveva mai accolto un dolore di un amico per sollevarlo e confortarlo davvero. Neppure lei dava peso ai piccolo dolori che procurava ogni giorno a chiunque.

C’è tempo per saltare – decise – ora devo provare. Forse potrò essere felice. Devo provare, sarebbe la prima volta che dono davvero. Che stupida, che stupida sono…

I suoi pensieri furono interrotti dall’arrivo del poliziotto. Non si era accorta di quanto tempo fosse passato. Giù in strada la folla era aumentata, c’erano due macchine della polizia ed avevano tirato un nastro sotto al palazzo per lasciarle l’agio di schiantarsi senza ammazzare nessuno. Il poliziotto sperava di non farsi vedere. Fu infastidito dal fatto che lei si era girata prima che lui l’afferrasse. Ely lesse nei suoi occhi l’irritazione e decise che era perché lui sperava di compiere un gesto eroico che avrebbe accresciuto la sua fama.

<<Scenda di lì, signorina>< aveva detto l’uomo, senza dolcezza nella voce.

<<Si, certo.>< aveva risposto Ely, voltandosi con le spalle all’abisso.

<<Suicidarsi è reato, lo sa?>>

<<Come scusi?>>

<<Le è vietato suicidarsi. Scenda.>>

Ely fu indispettita da quella risposta. Lo mandò a quel paese con un plateale gesto del braccio. Lui interpretò il suo movimento come un tentativo di gettarsi e si lanciò a capofitto verso di lei per immobilizzarla. Ely vide gli occhi allibiti dell’uomo che non capiva perché lei si fosse lasciata andare. Ma era stata la paura, l’inaspettato salto dell’uomo verso di lei le aveva fatto perdere l’equilibrio. Mentre volava, Ely, non era arrabbiata.

Milano – Elena Pinto, 34 anni, si è gettata stamattina dal dodicesimo piano di un palazzo di via Torregiana. Il mistero più fitto avvolge l’evento. I suoi genitori, tra le lacrime, hanno dichiarato che la loro figliola non aveva mai dato indizi che lasciassero presagire le sue tragiche intenzioni. Non ha lasciato lettere o comunicazioni. Gli inquirenti stanno setacciando gli account internet della suicida  alla ricerca di qualche elemento che possa aiutare a capire il senso di un gesto così disperato. La donna, dipendente precaria di un negozio di abbigliamento, dopo esser salita sul tetto è stata individuata dalla folla sottostante che ha chiamato la polizia. Un agente di polizia è riuscito a salire sul tetto e, sprezzante del pericolo, si è lanciato nel tentativo di salvarla. Un tentativo che purtroppo non ha avuto buon esito. Il questore ha comunque deciso di premiare l’agente per il coraggio dimostrato.

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Informazioni su Luigi Pignalosa

Nato nel sole, cresciuto nel mare, educato dal Cielo, torturato dalla terra. Mi laureo in Filosofia con il massimo dei voti (per quello che significa in Italia). Studio e sviluppo competenze nel campo della comunicazione strategica e dei media digitali. Lavoro come Strategic Communication Planner, Content writer & manager, Web project manager. Da piccolo inventavo i miei giochi perché quelli esistenti erano stati già creati. Il mio motto è "Se proprio devi fare qualcosa, fa' qualcosa che non c'è".
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Una risposta a Racconto breve di Natale | Natale volante

  1. calypt ha detto:

    mm… la fine del racconto mi piace, non solo perché sorprende, tra le tante cose che potevano capitare è quello che meno ti (come lettore) aspetti, ma anche per quella frase (mentre volava, non era arrabbiata…) che mi fa l’effetto di un colpo di spugna bianco, che mentre “si dice” si autocancella, una semplicità fatale e anonima, quasi (come molti momenti)… spero che il commento non sembri troppo strano. Apprezzato

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