Pesci rossi e pelle di serpente

Io, ad esempio, sono capace di fare molte cose, e se non le faccio è perché mentre penso di farle ecco che m’è già passata la voglia, e penso a cosa potrei fare invece di fare quella cosa che avrei voluto fare prima che mi passasse la voglia, ma poi è lo stesso anche per questa cosa nuova qui che farei al posto di quell’altra, perché nel pensarci mi sono già annoiato di farla, mi si è smontata dentro la testa come una maionese di cui non ti sei preso la dovuta cura. Perché secondo me i pensieri bisogna prendersene cura, un po’ come le piante, per dire, o le creature piccole che poi si sviluppano, non come i pesci rossi che rimangono sempre uguali, che tu gli dia da mangiare o meno. Se non gli dai da mangiare o non gli cambi l’acqua quel che succede è che i pesci rossi muoiono, ma se gli dai da mangiare e gli cambi l’acqua non ottieni altro che il prolungamento della loro sopravvivenza, perché per il resto i pesci rossi rimangono uguali, non crescono né si restringono o cambiano forma o pelle, come i serpenti. Operazione molto delicata, apro parentesi, quella del cambiare pelle del serpente, e lo dico perché ho visto un video in cui c’era uno che aveva dei serpenti e quando era il momento della “muta” gli sfilava via la pelle, ma – diceva l’uomo nel video – bisogna fare molta attenzione, perché se la pelle si rompe prima che venga via tutta, fino alla punta della coda del serpente, se non viene via intatta, dopo rimane la pelle vecchia su cui crescerà quella nuova e dopo è un po’ un problema, con questa ricrescita stratificata che non dovrebbe verificarsi. Questo anche per dire che secondo me i mezzi di comunicazione veloci e iperveloci che abbiamo oggi sono un po’ un pericolo per la cura del pensiero, che richiede dei tempi che secondo me non sono sempre quelli della velocità e dell’immediatezza, dei 140 0 200 caratteri, delle sigle puntate e degli emoticon. 
Al momento non mi viene in mente altro. Ciao.

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Una risposta a Pesci rossi e pelle di serpente

  1. Luigi Pignalosa ha detto:

    Io ad esempio ripenso spesso al mio cane hegel, un cane che ho sempre odiato e non ho mai avuto. Non so come possa ricordare, perché non l’ho mai avuto, però ci penso spesso. Lo ricordo mentre sbranava Peggy, la aristotelica colomba di mio zio, e non era uno spettacolo confortante.

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