Il piacere di scrivere. Un atto rivoluzionario

Il primo comandamento di uno scrittore dovrebbe essere: scrivi sempre con sincerità, non nasconderti. Cos’è la sincerità nella scrittura? E’ trovare la propria voce. Trovata quella, potrai parlare di tutto. Sarai forte. Non confondere sincerità con talento. Non sono cose che vanno di pari passo. Il talento è saper tradurre la propria sincerità in qualcosa di unico, aprire una finestra lì dove poco prima c’era un muro e permettere agli altri di affiacciarsi e poter dire “Non avrei mai pensato che potesse essere anche così”. L’arte è il talento di sorprendere, anche sulle cose più banali e quotidiane, quelle che abbiamo sotto il naso continuamente. Per sorprendere bisogna però saper sorprendersi. Il secondo comandamento di uno scrittore potrebbe essere: non perdere mai lo stupore. Alimentalo, accrescilo, nutrilo. Va’ in cucina e guarda la tazza in cui bevi il caffè come se fosse un oggetto alieno precipitato sul tuo lavello. Toccalo, interrogalo, fa’ ipotesi. Oppure: cerca di descrivere (con le parole, con un disegno) il viso del tuo più caro amico. Scoprirai molte cose su te stesso e sul tuo modo di guardare il mondo. Di interpretarlo. Fallo con la tua voce. Se necessario, immagina di essere qualcun altro. Mai porre limiti all’immaginazione. Entra in un personaggio, dagli un carattere, dei tic, delle passioni. Parla con la sua voce, bevi la sua birra, fuma le sue sigarette. Non è un fuggire da te stesso, è entrarci da una porta che non immaginavi ci fosse. Puoi essere Hemingway alla corrida; Bukowski alle corse; Conrad seduto su una panchina del porto; Flaubert in un bordello del Cairo; Emily Dickinson che guarda le api dalla finestra della sua stanza. Puoi essere il cavallo di Pancho Villa o l’automobile di Villeneuve. Puoi essere l’ultimo paio di collant indossati da Marilyn Monroe. Quel che ti pare. Non conta il cosa ma il come. Puoi essere divertente nel raccontare un funerale; raccontare una storia d’amore come un trattato scientifico. Puoi dire che il sole è verde, se hai la capacità di dimostrare che è così. Da quel giorno tutti guarderanno il sole in maniera un po’ differente. Scrivere è un atto rivoluzionario. Scrivi a mano, a macchina, sulla tastiera del tuo apple, sui tasti del tuo blackbarry. Scrivi in metropolitana, mentre fai la fila per pagare la luce, mentre la tua ragazza ti dorme accanto dopo aver fatto l’amore. Racconta ciò che vedi. Racconta ciò che è invisibile. Fallo con la stessa felicità con cui respiri. Se il risultato non ti convince, insisti. Riprova. Cambia prospettiva. Va’ sott’acqua e cerca di distinguere le voci che arrivano dalla spiaggia. Compra una camicia nuova, diversa da tutte le altre che indossi di solito. Scrivere è presentarsi ad una festa in cui non sei invitato. E’ assumersi la responsabilità della libertà. E’ un costante invito all’essere appassionati. Al non stare fermi nello stesso punto, anche semplicemente girando su se stessi. O mettendosi a testa in giù. Il terzo comandamento potrebbe essere: scrivi solo se senti di farlo. Nessuno può o deve forzarti. Il mondo può andare avanti benissimo senza le tue poesie, i tuoi romanzi, le tue canzoni. Se ci credi, fallo, punta sui tuoi numeri e lancia i dadi. Buona fortuna.

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Una risposta a Il piacere di scrivere. Un atto rivoluzionario

  1. Luigi Pignalosa ha detto:

    L’inno alla scrittura mi emoziona. Rinnova lo stupido in me, quello che stupisce per ogni inezia. Viva la fusco.

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