Racconto breve sperimentale | Meno chiacchiere, più fatti.

un ballerinoBenvenuti al primo racconto breve sperimentale,  Letteratura sonorizzata. Si tratta di racconti brevi scritti espressamente per essere letti mentre scorre una colonna sonora precisa, decisa dall’autore. In questo caso si tratta di un racconto che esprime tutta la sua potenza evocativa, se letto mentre incalzano le note di “A little less conversation”  di Elvis Presley vs. JXL. Per questo motivo ho inserito il video da Youtube, così dovrete solo mandare in play il pezzo. Però attenzione: il pezzo non deve partire subito, dovete mandare in play solo quando il protagonista mette la musica nella storia. Lo vedrete da soli. Buona Lettura.

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Meno chiacchiere, più fatti.

di Luigi Pignalosa

– Ok amore, – le dico – hai finito? Bene. Adesso tu ascolti me, devo dirti una cosa molto importante.

Lei mi guarda stupita mentre si adagia lentamente sulla poltrona. Ha una faccia strana. Beh, in effetti non mi ha mai visto così deciso ad affrontare il problema. I suoi occhi sono gonfi. Che abbia già capito? No, non è possibile, forse prova solo ad evitare la questione.
– Ti prego amore, – mi affretto a dirle – non piangere, lo sai che non sopporto queste scene. Ti devo parlare di una cosa fondamentale e vorrei tutta la tua attenzione. Soprattutto ti prego, non mi interrompere come fai sempre, d’accordo?
Lei si muove appena nella poltrona, mi osserva stranita. Però leggo nella sua espressione un’intesa che non c’era mai stata fino ad oggi. Bene. Forse ora mi ascolterà davvero. Sarebbe la prima volta, ma tanto meglio. La guardo sfoggiando il mio migliore sorriso. Bisogna propiziarsi un buon umore per affrontare certi discorsi, lo so. Mi giro e vado verso lo stereo.
– Metto un po’ di musica. Va bene?
Dal suo silenzio deduco che le va bene. Chi tace acconsente, no? E poi quando Veronica non è d’accordo mi obbliga a fare come vuole lei. Ma ora deve aver capito che sono serio. Quindi musica. Che metto? Beh, vediamo, Elivs Presley. A little less conversation. Lo adoro. Chi lo conosce mi può capire. Comunque perfetto per l’occasione, direi quasi un geniale tocco di autoironia. E poi ha un groove potente, così mi aiuta a tirare fuori questo rospo. Vai. La musica è partita. Rimango di spalle mentre faccio scorrere le prime note del pezzo, così prendo la carica. La musica riempie il nostro salotto. Dopo i primi giri di chitarra e i ritmici battiti del rullante si sgancia la voce baritonale di The Pelvis.
A little less conversation, a little more action please. All this aggravation ain’t satisfactioning me.

Senza accorgermene inizio a muovermi su quelle note elettrizzanti. Ma sì, ora ci ballo anche. Così le faccio vedere che sono ancora pieno di voglia di vivere.

– Close your mouth and open up your heart and baby satisfy me. Satisfy me baby

Sento sulle spalle il peso del suo sguardo critico. Mi ha sempre detto che ballo malissimo ma chi se ne frega. Ora mi giro. Lentamente però, faccio un po’ il prezioso.
– Allora amore – le dico continuando a dimenare i fianchi a ritmo di musica – Prima di tutto voglio dirti che mi dispiace davvero di aver perso la calma prima, hai ragione, è sbagliato, però ti prego di perdonarmi.

Lei non risponde, mi osserva in un silenzio che ha del miracoloso. Normalmente la sua bocca mitraglia sentenze ed i suoi discorsi sembrano un fiume in piena. Bene, meglio. Poi la sua testa si inclina sulla spalla. Un gesto molto affettuoso per dirmi che mi perdona? Allora non è troppo arrabbiata per la mia reazione di prima.
– Mi sembra che mi hai già perdonato. Bene. Allora veniamo a noi.

Prendo un bel respiro, Elvis intanto è al clou del pezzo che sta salendo inesorabile verso l’esplosione del ritornello.
Come on, come on… come on, come on….

– Bene – dico, ancora un po’ impacciato. Poi il sound esplode davvero. E io mi lascio trasportare.
Don’t procrastinate, don’t articulate. Girl it’s getting late, gettin’ upset waitin’ around.
A little less conversation, a little more action please.

– Basta con la commedia, Veronica. Diciamocelo. Abbiamo parlato sempre troppo poco, ora è arrivato il momento di dirci tutte le cose che nessuno dei due vorrebbe ammettere. Lo so, lo so, prima che me lo dici tu, te lo dico io, lo so, è colpa mia, mi tengo tutto dentro, sono un taciturno, sono un introverso. Me l’hai detto tante volte. Però guarda, eccomi. Ora sono qui per parlare. Però pensaci: quante volte ci ho provato e tu non me l’hai permesso? Non è vero che mi hai sempre interrotto prima che potessi dirti quello che pensavo?

Faccio una pausa per vedere se mi segue, se è d’accordo. Lei mi guarda con occhi inespressivi. È intelligente, ha già capito dove voglio andare a parare ma non vuole darmi soddisfazione. Non ha mai ammesso di aver torto, non mi ha mai dato ragione quando le ho detto una mia verità. Si farebbe ammazzare pur di non ammettere di aver fatto qualche sbaglio. Troppo convinta di essere superiore a me. Cara mia, questa volta non mi faccio fregare, eh no bella mia, ora vuoto il sacco, che tu lo voglia o no. E prima che tu possa ridurmi al mutismo come al solito. La scruto stringendo gli occhi, sento la solita dolce critica spietata che vorrebbe affiorare sulle sue labbra.
– Shhh – le dico mettendo un dito sulla sua bocca.
– Va bene, lasciamo stare di chi è la colpa. Lo so cosa stai pensando, che la scusa dell’introverso è solo un modo di mascherare che non ho mai avuto il coraggio di dirtele queste cose. Non importa se non abbiamo mai parlato abbastanza per colpa mia o tua. Però ora te le dico. Vedi Veronica, il fatto è questo. Lo so che tu stai pensando da tempo di lasciarmi. Perciò, prima che tu possa farlo, lo faccio io. È finita, ti lascio.

Beccati questa. Per sdrammatizzare questa ultima terribile rivelazione gliel’ho pure servita mentre coi fianchi seguo gli ultimi gorgheggi del mitico Elvis. Non avevo mai lasciato una donna ballando, la cosa mi eccita. Lei però ha una faccia che non si capisce. Ah, però sei sbiancata almeno. Bene. Lo sapevo che non eri di marmo, bella mia. La tua è tutta una maschera, fai la dura, ma ora la tua pelle rivela che un cuore ce l’hai. E stai impallidendo all’idea che sia stato io a lasciare te. Lo so che non è la paura di perderci che ti fa perdere il colore. È la paura di non poter dire alle tue starnazzanti amichette che sei stata tu a lasciarmi.
– Non fare quella faccia, amore. – le dico con una smorfia di finto affetto. – Te ne devi fare una ragione. Ti lascio.

Lei rimane immobile. I suoi occhi mi irritano. E poi quella smorfia di disgusto sulla bocca. Perché adesso fa quella faccia? Non era questo quello che voleva?
– Che c’è? – le chiedo – sei sconvolta? Non sei felice? Eppure lo dicevi sempre che questa relazione ti stava stretta, che non ce la facevi più. Ecco, adesso è fatta, sei di nuovo single, proprio come quell’oca di Cristina che ti ha messo in testa tutte quelle chiacchiere sulla sua libertà sessuale e sugli uomini che frequenta lei.

Ancora immobile. Che stronza. Bella e stronza. Mi capisce troppo bene però. Sono un pupazzo nelle sue mani, sono solo un esperimento di psicologia. Avrei dovuto capirlo che era un grave errore mettersi insieme ad una strizzacervelli. Anche adesso ha già trovato la tattica migliore per levarmi tutto il gusto della mia vittoria e ci sta riuscendo egregiamente. Nulla, non fa nulla. Guardala, se ne sta immobile, come se il fatto non fosse il suo. Mi fa montare una rabbia che non so.
– Lo fai apposta, eh? – urlo, perdendo di nuovo la pazienza – Lo sai che mi fa impazzire quando mi dimostri che non te ne importa niente di noi. Ammettilo. La verità è che non mi hai mai amato, eh?

Lei non batte ciglio. Mi guarda come pietrificata, chiusa nel suo studiato silenzio. Proprio una professoressa che deve curare il suo malato. Sto per perdere completamente il controllo. Ma devo dirle l’amara verità.
– Ammettilo, ti sei messa con me solo perché volevi curarmi, eh? Mi hai trovato messo male ed hai pensato di guarirmi con il tuo affetto, ma ti sei stufata dopo poco, appena mi hai visto stare un po’ meglio. Che credi, che non l’abbia capito? Quello che non capisco è perché mi hai tenuto con te per tre anni! Avevi paura che riprendessi a parlare da solo? Avevi paura che ricominciassi con la storia del me buono e del me cattivo? Hai il complesso della crocerossina, di’ la verità.

Il pezzo è finito. Torna il silenzio nel nostro salotto. Niente. Lei rimane lì, immobile, e non mi risponde.
– Di’ la verità Veronica, – urlo – una buona volta di’ la verità!

Niente. Inespressiva, bloccata. Che sia distratta a pensare ad altro? Sono davvero così poco importante per lei? La sua faccia assente mi fa montare una rabbia incontenibile. Riprendo la pistola, poi mi fermo. Già. È proprio un peccato che le abbia già scaricato addosso tutti i proiettili e non possa spararle ancora.

Informazioni su Luigi Pignalosa

Nato nel sole, cresciuto nel mare, educato dal Cielo, torturato dalla terra. Mi laureo in Filosofia con il massimo dei voti (per quello che significa in Italia). Studio e sviluppo competenze nel campo della comunicazione strategica e dei media digitali. Lavoro come Strategic Communication Planner, Content writer & manager, Web project manager. Da piccolo inventavo i miei giochi perché quelli esistenti erano stati già creati. Il mio motto è "Se proprio devi fare qualcosa, fa' qualcosa che non c'è".
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4 risposte a Racconto breve sperimentale | Meno chiacchiere, più fatti.

  1. Anonimo ha detto:

    un ottimo racconto breve con finale ad effetto!

  2. davide ha detto:

    Bello! Gran finale e musica perfetta.
    La sperimentazione merita, il punto debole è che non si può essere sicuri del sincrono tra ascolto e lettura, per esempio io ho avuto un ritmo di lettura più veloce rispetto alla musica descritta nel testo.
    La cosa non leva il gusto di musica e lettura combinate, però di tanto in tanto ti porta fuori dal racconto, forse si potrebbe provare con una narrazione un pò meno legata ai punti precisi della musica, al testo etc… non so, comunque complimenti Luigi, gran bel racconto!

    • Luigi Pignalosa ha detto:

      Grazie Dope, ottimo il suggerimento, se ho capito parli di riferimenti precisi a quando la musica sale, i ritornelli e cose così. Bene, ora questo lo lascerò così ma eventuali prossimi venturi li sistemo meglio da questo punto di vista. Ciao, un bacio.

  3. Scassandra ha detto:

    mi sono divertita a sperimentare e ho cercato di sincronizzare i tempi della lettura con quelli della musica riuscendoci. sono d’accordo con quanto detto nel commento precedente, con qualche piccolo accorgimento il risultato sarà perfetto!

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