Filosofia del gioco | Gioco – Definizione del termine gioco

Nota: Questo articolo è parte di un percorso filosofico, se vuoi farti un’idea generale vai alla mappa del percorso per una possibile filosofia del gioco oppure vai all’indice degli articoli sulla filosofia del gioco per iniziare il tuo viaggio.

Filosofia del gioco – definizione del termine gioco.

Definire significa individuare e delimitare il campo. Per iniziare una riflessione filosofica è necessario partire dal punto di arrivo. La definizione è infatti il punto di arrivo di tutto il lavoro di studio effettuato sul gioco, ma è anche il punto di partenza per qualsiasi altra riflessione. La definizione è intesa come tentativo di definire il fenomeno attribuendogli delle proprietà specifiche che lo distinguono da altri fenomeni. Essa è stata formulata fondendo le riflessioni sulla natura del gioco fornite da diversi autori. In questo senso, la prospettiva scelta è la più astratta possibile: si cerca il significato più ampio ed esteso del termine per trovare un concetto generale di gioco, facendo riferimento a tutti i casi particolari possibili.

Gioco: sm, [dal lat. iŏcus “scherzo, burla”]

“E poi scopriranno che in fondo tutta la vita è una sorta di grande gioco, la cui posta è oltre ogni immaginazione e scopriranno che può perdere solo chi non vuol giocare: perché nulla c’è di più serio del gioco, ed è poco serio l’uomo che non gioca.”[1]

Il gioco è una relazione. Il punto di gran difficoltà è stabilire quali siano le peculiari proprietà di questa relazione. Inteso nel suo senso più ampio, il gioco, definito come relazione, deve essere analizzato prima dal punto di vista formale (logico), poi da un punto di vista semantico. Infatti da un lato la relazione avrà alcune proprietà formali delle relazioni, dall’altro avrà le proprietà del contenuto, che io chiamo sostanziali.

Sul piano formale il campo della relazione è composto da tutti i possibili giocatori. Come ogni relazione, anche questa è caratterizzata da alcune proprietà.  fra cui ricordiamo che: a) essa si stabilisce sempre fra almeno due relati; b) essa è simmetrica: se x gioca con y allora y gioca con x; c) essa è transitiva: se x gioca con y e y gioca con z allora x gioca con z. Se essa sia riflessiva o irriflessiva (vale a dire se sia possibile giocare con se stessi o meno) è questione di terminologia e – più a fondo – di ideologia. Chi include i solitari, i videogiochi, l’allenamento, etc. nel termine “gioco”, allora direbbe che la relazione è riflessiva. Personalmente escludo la riflessività dal concetto di gioco per affermare che il gioco è una relazione irriflessiva: per giocare ci vuole almeno un compagno e non si può propriamente giocare con se stessi.

Queste proprietà riguardavano l’analisi formale della relazione di gioco, adesso definiamo le proprietà sostanziali. [2] La relazione di gioco:

1)     è complementare: poiché è formata da una parte costante (regolamento, “game”) ed una variabile (partita, “play”) che sono l’una funzionale all’ altra ed entrambe imprescindibili per il gioco.

2)     è limitativa, regolata, ossia include una limitazione all’ azione dei relati. Finché la limitazione è rispettata, il gioco prosegue, se vengono superati i limiti, il gioco si interrompe. Il corpo di regole forma la struttura logica del gioco.

3)     è gratuita, fine a se stessa, non ha scopi ulteriori.

4)     è di azione reciproca fra i relati, entrambi possono agire sull’altro per mezzo della relazione

5)     è incerta, l’esito del gioco non può essere noto in anticipo.

6)     è volontaria, i relati entrano liberamente nella relazione e ne provano felicità, non si può essere costretti a giocare e se si è costretti non è più un gioco.

7)     è circoscritta, è come separata nel tempo e nello spazio dalla realtà, i limiti di tempo e spazio molto spesso sono prefissati in anticipo. Ogni gioco ha un inizio e una fine.

8)     è fittiziaideale, è accompagnata da una consapevolezza del suo appartenere ad una diversa realtà, fino ad una quasi totale “irrealtà”, rispetto al corso normale della vita.

9)     è poetica, ossia il gioco è creativo di conoscenze che diventano cultura, poiché l’esperienza permane nel ricordo come una creazione tipica e ripetibile, come arte e metodo.

10) è analogica, crea un’allegoria, riproduce in piccolo una realtà cosmica, riducendone l’infinità degli elementi per selezionare quelli ritenuti essenziali.


[1] Elfidio Skophis, Confessioni in Limine, Edizioni Mediterranee, 1958.

[2] Le proprietà sono state desunte completando l’analisi delle teorie di Huizinga in Homo Ludens e Callois in i Giochi e gli uomini.

Informazioni su Luigi Pignalosa

Nato nel sole, cresciuto nel mare, educato dal Cielo, torturato dalla terra. Mi laureo in Filosofia con il massimo dei voti (per quello che significa in Italia). Studio e sviluppo competenze nel campo della comunicazione strategica e dei media digitali. Lavoro come Strategic Communication Planner, Content writer & manager, Web project manager. Da piccolo inventavo i miei giochi perché quelli esistenti erano stati già creati. Il mio motto è "Se proprio devi fare qualcosa, fa' qualcosa che non c'è".
Questa voce è stata pubblicata in Filosofia del gioco, Meditazioni filosfiche e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Filosofia del gioco | Gioco – Definizione del termine gioco

  1. Pingback: Filosofia del Gioco | Johan Huizinga, Homo Ludens | Il lavoro dello scrittore

  2. Pingback: Filosofia del Gioco | Un percorso per una possibile filosofia del gioco | Il lavoro dello scrittore

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...