Scrittura Creativa | Lezioni sulla creazione di mondi fantastici – Frank Herbert – parte 5

La scrittura creativa – costruzione di mondi fantastici – parte 5

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Conclusioni: gli ultimi strumenti e trucchi dello scrittore

Altri trucchi per scrittori: esperienza e confidenza

La lettura del dizionario è affascinante, non vi pare? Questi sono alcuni consigli su come costruire un mondo. Ma ce ne sono altri. Per prima cosa, le esperienze della vostra vita. Vi ho parlato di Florence e dell’articolo che mi consentiva di mettere insieme pane e companatico. Inoltre, tenete presente che ho abitato per vario tempo nel deserto di Sonora, in Messico… potrei chiacchierarne per ore.

Qui Frank Herbert passa in rassegna, poco sistematica, alcuni luoghi comuni della scrittura creativa. Ma è bene non sottovalutarli. Il primo riguarda l’esperienza, il secondo la confidenza con ciò che, nel mondo reale, è all’origine della similitudine con il mondo immaginario. L’esperienza è la condizione precedente alla scrittura e bisogna farne tesoro. In seguito, come specifica forma di esperienza sull’idea scelta, è bene acquisire confidenza reale con l’espressione concreta di quell’idea nel nostro mondo (nel suo caso un tipo di terreno). Ecco le regole

15) Bisogna fare tesoro dell’esperienza reale, prendendo appunti e mantenendo vivi nella memoria i particolari più interessanti e notevoli.

16) Bisogna entrare in confidenza (esperienza particolarmente approfondita) con ciò che nella realtà richiama il nostro mondo immaginario.

Altri trucchi per scrittori: pazienza e reazioni dei personaggi

Vi avevo avvertito: non sarebbe stato un discorso lineare. Ha divagato come hanno divagato le mie ricerche per la preparazione di Dune. Ma ho preferito dargli questa forma, sperando di potervi mostrare come si passi lentamente da un’idea a una storia completa, pronta a spiccare il volo. Come le incrostazioni dei conchiferi sotto le navi: la raccolta di migliaia di piccolissimi esseri. Molti particolari che portano un contributo alla narrazione senza apparirvi direttamente. Sono come le tracce culturali che incontriamo nelle parole della nostra lingua. Ma questi particolari esistono comunque: se non nelle foglie, nelle radici. Il loro contributo si manifesta nelle reazioni dei personaggi. In un certo senso, la loro funzione è identica a quella dei geni e dei cromosomi: contribuire dall’interno a dare forma al prodotto compiuto.E il prodotto compiuto, naturalmente, sono un romanzo e un mondo.

Questa la conclusione del suo discorso che contiene riferimenti a quanto già affrontato ma anche alcune cose degne di nota: in primis la pazienza. Il narratore deve raccogliere con pazienza gli elementi, i materiali, le fascinazioni, le informazioni… deve lasciare che sedimentino e diventino una struttura più organica. In secondo luogo riprende il tema della cultura e fa un paragone fra gene e sviluppo dell’essere vivente. Il gene è l’interno invisibile che determina la forma esteriore. Nel racconto la forma esteriore è ciò che scriviamo, le parole esplicite. Tuttavia il DNA di un racconto sono i particolari raccolti (ma invisibili non scritti) che determinano le reazioni dei personaggi (visibili e scritte). Questo ci permette di trarre le ultime due regole:

17) Il narratore deve avere pazienza e raccogliere molto materiale variegato ed eterogeneo

18) Il narratore, dopo aver assorbito il materiale per molto tempo, deve utilizzare la grande parte di esso come DNA dell’azione dei personaggi. I materiali devono rimanere elementi interni e nascosti (non deve parlarne) che determinano le reazioni dei personaggi (che invece vanno descritte esplicitamente).

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Informazioni su Luigi Pignalosa

Nato nel sole, cresciuto nel mare, educato dal Cielo, torturato dalla terra. Mi laureo in Filosofia con il massimo dei voti (per quello che significa in Italia). Studio e sviluppo competenze nel campo della comunicazione strategica e dei media digitali. Lavoro come Strategic Communication Planner, Content writer & manager, Web project manager. Da piccolo inventavo i miei giochi perché quelli esistenti erano stati già creati. Il mio motto è "Se proprio devi fare qualcosa, fa' qualcosa che non c'è".
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